C A P O N A T A

copertina caponata

Ingredienti :

 

3 melanzane

1 peperone verde

1 peperone giallo

1 peperone rosso

250 gr di olive verdi snocciolate

1 cipolla

1 gambo di sedano

1 carota

50 gr di uva sultanina

50 gr di pinoli

2 cucchiai di estratto di pomodoro

2 cucchiai di capperi salati

1,5 dl di aceto

1 cucchiaio di zucchero

1 rametto di basilico

Olio extra vergine d’oliva

Sale e pepe

 

 

Lavate le melanzane ed i peperoni e privateli del picciolo. Tagliate a dadi non troppi grossi le melanzane ed a pezzetti i peperoni, dopo aver eliminato semi e filamenti interni.

Mettete le melanzane a bagno in acqua e sale e lasciatele riposare per mezz’ora.

Scaldate abbondante olio e friggete le melanzane,dopo averle scolate ed asciugate con un panno. Quando saranno ben dorate, sgocciolatele e mettetele a perdere l’unto in eccesso su carta da cucina.

Nella stessa padella fate soffriggere anche i peperoni; sgocciolateli e teneteli da parte.

In un tegame, versate sei cucchiai d’olio e fate appassire la cipolla affettata, dopo unite il sedano e la carota a pezzetti, i capperi lavati e strizzati, l’uvetta, i pinoli, e le olive snocciolate; fate rosolare il tutto con cura.

Appena il soffritto sarà imbiondito unite l’estratto di pomodoro sciolto in poca acqua ed il basilico spezzettato; aggiustate di sale e pepe e fate sobbollire per qualche minuto.

Versate l’aceto in cui avrete sciolto lo zucchero ed incorporate delicatamente i peperoni e le melanzane: rigirate e, dopo un paio di minuti, togliete dal fuoco.

Trasferire la caponata in un piatto da portata e lasciatela raffreddare completamente prima di servire.

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FIdATEVI di LORO

copertina fidatevi

Come vestirsi in ufficio ? Non solo tailleur, camicie bianche e scarpe mezzo tacco. Oggi in ufficio vale la pena di rompere le regole. E provare 6 nuovi capi che la moda e le tendenze raccomandano. Fidatevi di loro : sono pezzi  in grado di dare una “promozione” al vostro look

Allora dimenticate il tailleur d’ordinanza. La camicia bianca, le scarpe mezzo tacco, la blusa col fiocco. Perché dietro la tradizione, le regole ed anche i luoghi comuni di come una donna si veste o si dovrebbe vestite in ufficio c’è molto ma molto di più.

Sono in tanti a chiedersi cosa serve davvero e cosa può fare la differenza, in fatto di moda femminile, negli ambienti di lavoro. L’argomento è  spinoso : molte aziende hanno addirittura un codice di comportamento che impone scarpe chiuse, poche scollature e linee severe. Norme, a dir il vero, che rasentano il maschilismo o, comunque, che mortificano l’eleganza, la femminilità se non le donne stesse. Ed ecco sei pezzi non banali né scontati che potranno aiutare ad essere più chic ed anche più professionali.

Sono tutto quello che non ci si aspetterebbe dalla tradizione. Infatti la loro bellezza sta proprio nell’essere fuori delle convenzione e dallo stesso tempo perfettamente conformi all’idea di eleganza formale che è poi la qualità più richiesta per chi lavora in ufficio. Scoprite….ù

1)  WRAP DRESS : reso famoso dalla designer italo-americana Diane Von Fustenberg è un abito vestaglia che si lega al fianco e si adatta perfettamente al fisico di ogni donna. E’ capace da solo di risolvere un intero look. Si consiglia in una fantasia accesa, qualità che gli conferisce più profondità ed anche preziosità. Lo si può accompagnare con un cardigan oversize, a un chiodo di pelle o una giacca maschile.

2) IL BLAZER OVERSIZE : non solo tailleur fascianti e giacche striminzite. Provare una giacca maschile mono o doppio petto dalla linea ampia e con un tessuto leggero. La sua linea da più eleganza ai jeans ed ai pantaloni classici in generale. E basta una t-shirt bianca con una collana sottile per completare il look.

3) I PANTALONI LARGHI E CORTI : a prima vista potrebbero sembrare difficili. In realtà sono adatti a tutte. Si parla dei pantaloni ampi e corti sopra la caviglia, uno dei pezzi più amati degli stilisti. Sfrangiati o meno alle estremità, sono un pezzo in grado di dare più forza alla silhouette tradizionale, soprattutto quando combinati con una giacca.

4) LA NUOVA CAMICIA BIANCA . Non si parla della classica camicia bianca maschile. Ma la contrario di tutti quei modelli che sono stati arricchiti di ruches, volant, fiocchi e cinture, si da reinventare un capo classico che rischia di diventare noioso. Da solo può rendere il look più sofisticato. Abbinamenti =  total white, con pantaloni o gonna bianchi o in tandem con i jeans oppure con i pantaloni grigi o neri.

5) I MOCASSINI – SABOT . sulla tendenza delle ciabatte sono diventati una icona di stile.. I sabot-mocassini lanciati da Alessandro Michele al debutto da Gucci oggi sono disponibili in versione più semplice. Attenzione alla cura del tallone che deve essere levigato per dare giustizia a questa calzatura davvero chic.

6) L?ABITO PLISSETTATO : in versione corta e in tutti i colori possibili. L’abito plissettato è a sorpresa uno dei capi più indicati per l’ufficio. Veste tutte le taglie e dona una linea elegante ad ogni silhouette. Le misure da scegliere sono due : appena sopra il ginocchio oppure a metà polpaccio. No lungo. Abbinarlo al blazer oppure ad un cardigan twin-set.

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EDEN DIVING

copertina ustica

La Cenerentola delle isole siciliane ha i fondali più belli di tutte “le cugine”. Ustica, infatti, è la meno pubblicizzata. Non è di tendenza. Non è baciata dal turismo vip, né è legata ad un immaginario da film ma resta il regno dei sub.

Insomma Ustica, per quanto defilata, resta un’isola da vivere a pelo d’acqua, con maschera e pinne, quasi fosse una Sharm El Sheikh di casa nostra. Qui al primo tuffo appaiono praterie di posidonia, stelle marine e , più al largo, le grandi cernie. E’ vero ci sono anche le irritanti meduse, ma la maschera subacquea basta per riuscire a scansarle.

A un’ora e mezza di aliscafo da Palermo, Ustica è una meta a portata di mano per l’ultima vacanza di mare d’autunno.

Basta lasciarsi catturare dal fascino dello “spaccazza”, una fessura tra le rocce che merita di essere oltrepassata per scoprire la faglia che scende sino al fondo e per ammirare stupefatti il colore rossastro dei suoi scogli. Siamo nello specchio d’acqua di contrada San Paolo.

L’alternativa a quest’ultimo, per fare un bagno, è la Piscina naturale, una sorta di quadrato d’acqua trasparente, recintato dalle rocce e poco più avanti – lungo la strada oltre il faro che costeggia il mare – compare Cala Sidoti, l’unica spiaggetta di ghiaia.

 Chi, invece, vuole andare in barca può tuffarsi nel blu di Punta Galera o fare il rituale tour delle grotte che culmina con la Grotta Azzurra. Il giro prevede anche la tappa alla Grotta Verde ed alla Grotta delle barche, antico riparo delle imbarcazioni con le sue rocce colorate.

A Ustica è preferibile affittare uno scooter per muoversi ma esiste un bus-navetta che collega la piazza alle varie calette e un servizio taxi privato.

La parte più belle dell’isola è quella che si assapora lungo la strada costiera che porta a Punta Spalmatore e oltre e che offre squarci da cartolina. Sosta obbligata all’Ailanto per l’aperitivo al tramonto.

Ustica è una isola semplice ma si riesce a mangiare bene un po’ dovunque. Qui si trova una cucina genuina a base di pesce freschissimo. Il tocco d’inverno è aggiunto dalle lenticchie.

Prima di partire il miglior souvenir da portare a casa è, infatti, proprio un sacchetto di lenticchie da conservare per l’inverno.

 

 

da uno scritto di Mario Di Caro

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VIVERE il PRESENTE

copertina Vivere il presente

Negli ultimi anni la cinematografia giapponese non ha espresso personalità a livello del suo glorioso passato. Tra le più interessanti c’è quella di Hirokazu Kore-eda, autore a pieno titolo dalla poetica riconoscibile : centrata, soprattutto nelle ultime opere, sulla famiglia ed il rapporto presente e passato. Nel piano tematico i sentimenti individuali, in quello formale la sobrietà della regia lo identifica.

Frequentatore abituale di Cannes, l’anno scorso il cineasta nipponico ci aveva portato Ritratto di famiglia con tempesta che questa estate è uscito in Italia quasi in coincidenza con la nuova edizione del Festival.

Al centro c’è una famiglia, recentemente sciolta dal divorzio : Ryota, Kyoko ed il loro figlio undicenne Shingo. Altro personaggio fondamentale Yoshigo, la vecchia madre di Ryota, mentre la sorella di questi ha un ruolo accessorio.

L’azione ha inizio subito dopo un funerale, quello del padre del protagonista maschile. Ryota è un tipo che non sta bene nella propria pelle. Baciato da un successo precoce ( un premio letterario ) da quindici anni è alle prese con la sindrome della pagina bianca; ora, poi, soffre per la separazione dalla moglie, che ha una relazione con un uomo meno versato per la letteratura e  più per l’economia.

Infatti Ryota non riesce a pagare nemmeno l’assegno di mantenimento per il figlio. Guadagna poco facendo l’investigatore privato in pedinamenti per cause coniugali : ma perde tutto scommettendo.

Spesso si confida con mamma, finendo per frugare nei suoi cassetti alla ricerca di quattrini..

L’anziana Yoshiko, casalinga sempre affaccendata intorno ai fornelli, ma anche buona psicologa,  sintetizza alla perfezione il problema del suo bambino mal cresciuto : che fluttua tra la nostalgia del passato perduto e l’illusione di un futura sognato, ma non sa vivere nel presente.

Un giorno complice un tifone che investe la città con violente raffiche di pioggia, la vecchia insiste

Perché la famiglia divisa passi la notte a casa sua; nella speranza, maliziosa e tacita, che i due ex-coniugi si riconcilino.

L’ultima parte del film è una seduta a porte chiuse condotta con un senso dell’intimità – insieme del pudore – visto di rado nel cinema più recente.

 La sottigliezza del regista si apprezza in particolare nel modo in cui ci spinge a percepire i personaggi.

Quello del protagonista, soprattutto. Inaffidabile, geloso, bugiardo e non troppo onesto, Ryota avrebbe tutto per risultare antipatico; ed invece, nella sua immaturità puerile, ma unita ad un sincero desiderio di riscatto, finisce poco a poco per aggiudicarsi la nostra solidarietà.

da un testo di Roberto Nepoti

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Il GENIO della LAMPADA

copertina genio lampada

E’ come se il profumo fosse il genio della lampada, pronto se non esaudire ogni desiderio, per lo meno a condurci in ogni luogo del pianeta, dalla Scozia al Sahara, all’Islanda, al Kenia.

Questa è una chiave che porta diritta a Londra, alla Somerset House dove è stata in cartellone la mostra intitolata “Perfume. A sensory journey through contemporary scent.”. un percorso nulti-sensoriale più articolato e complesso che esplora e svela la scena internazionale del profumo contemporaneo attraverso le intuizioni di dieci maestri profumieri

I dieci protagonisti della mostra sono stati selezionati per la creatività, l’innovazione e l’ingegno apportati nel proprio lavoro, dal Senior Curator della Somerset House, Claire Catterall e da Lizzie Ostrom, importante esperta del campo, nota anche come Odette Toilette.

Dieci nomi selezionati fra i pionieri delle mode e delle tendenze che hanno caratterizzato gli ultimi vent’anni : da Daniela Andrier a Mark Buxton, da Olivia Giacobetti a Lyn Harris, da Antoine Lie a Andy Tauer.

In ognuna delle dieci sale è stata ricreata un’atmosfera diversa in cui gli stimoli suggeriti dall’olfatto, il più antico dei sensi, quello più strettamente collegato all’inconscio, si mescolano alle emozioni sprigionate dagli altri sensi.

Le sale del museo sono state trasformate in laboratori avveniristici dotati degli strumenti ma soprattutto dagli ingredienti e degli oli essenziali (200), fra cui un naso seleziona quelli indispensabili a creare un nuovo profumo.

Questi profumieri che si sono messi in gioco sfidando con il proprio operato la lunga e millenaria storia del profumo sono stati selezionati anche in base all’alto tasso di audacia e creatività che hanno riversato nel loro lavoro.

 Un lavoro che spazia dal design alla comunicazione al packaging.

L’esibizione ha compreso, anche, un vero e proprio laboratorio artigianale per la creazione dei profumi, completamente funzionale, dove i visitatori, letteralmente immersi nelle fragranze e negli olii essenziali ricavati dai fiori, hanno potuto interagire con le composizioni e le essenze e ricevere istruzioni da parte dei professionisti, verificando la loro abilità, partecipando ad esperienze pratiche, e avvicinandosi così all’antichissima scienza del profumo.

All’entrata del museo ai visitatori veniva, inotre, consegnato un taccuino su cui annotare le proprie sensazioni e constatare come un odore magari anche banale possa suscitare reazioni tanto diverse ed articolate.

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