Il caffè

Moka, caffettiera napoletana o macchina espresso da casa? Per i cultori di una passione che coinvolge il mondo intero ma che ha trovato in Italia il terreno più fertile, i dubbi cominciano già prima di decidere a quale caffè votarsi. E una risposta definitiva non esiste. Perchè i gusti sono tanti e non si discutono. Ma soprattutto perchè la caffettiera napoletana, con i tempi che corrono (nel vero senso della parola) rischia di perdere terreno senza averne colpa. Soltanto perchè ha bisogno di più tempo, di più attenzione, di più partecipazione. Ovvero di ingredienti che sono l’essenza stessa del rito. Il grande Eduardo De Filippo, che sull’argomento ha sempre detto la sua con incomparabile poesia, così descriveva un momento della preparazione del caffè nella commedia Questi Fantasmi: – Sul becco io ci metto questo coppitiello di carta… Il fumo denso del primo caffè che scorre, che è poi il più carico, non si disperde… – Ce lo vedete voi un marketing manager in carriera interrompere il lavoro per una pausa caffè, mettersi lì a prepararsi il suo “coppitiello” di carta e aspettare almeno tre o quattro minuti dopo la bollitura? Eppure la caffettiera resiste. Insieme agli aneddoti e alle curiosità che hanno creato nel tempo il mito del caffè. Come, tanto per rimanere nella sua terra d’elezione Napoli, l’usanza del “caffè sospeso”: un caffè sempre pronto al bar per i poveri diavoli, gentilmente (e anonimamente) offerto da altri avventori. Che bello, un fondo di civile umanità dentro un’umile tazzina…

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