J. SAFRAN FOER

copertina safran foer

Il nuovo romanzo di Jonathan Safran Foer è potente e diretto come il titolo : ECCOMI in originale HERE I AM. Il libro uscito in Italia per Guanda  con una preziosa traduzione di Irene Abigail Piccinini rappresenta il ritorno alla narrativa dello scrittore trentanovenne, a undici anni da “Molto forte, incredibilmente vicino”  che attraverso il dolore di un bambino di nove anni affrontava per la prima volta o quasi in letteratura il dramma dell’11 settembre. E a tredici dal debutto “Ogni cosa è illuminata”, che ne consacrò il talento originale e divenne un film drammatico e poetico con la regia di Liev Schreiber.

Un ritorno forte, che mescola tradizione e sperimentazione, dedicato all’amore ed alla sua dissoluzione. In questi anni senza romanzi non sono mancati momenti di creatività ( Hagaddah scrtto a quattro mani, il saggio Eating Animals ed il libretto per opera Seven attempted escapes from silence e il progetto artistico Tree of Codes ). Tutte opere interessanti ed eclettiche, che tuttavia hanno fatto crescere l’attesa per il ritorno al romanzo.

Secondo il racconto biblico “eccomi” è quanto rispose Abramo a Dio che gli chiedeva di sacrificare il proprio figlio. Una scelta di titolo evocativa, che caratterizza il tema di fondo di questo romanzo ambizioso e pieno di temi forti : il rapporto tra genitori e figli e la relazione tra la fallacia di una concezione materialista e il mistero di una possibilità trascendente.

Tutto ruota intorno alla famiglia Bloch, un microcosmo di personaggi della classe medio alta, in cui convivono e si scontrano attitudini diverse, dando l’opportunità a Foer di parlare di ebraismo e xenofobia, incomunicabilità e solitudine esistenziale, rapporto tra ebrei americani ed Israele e fede all’interno di un mondo secolarizzato. “Sostengo che per un romanziere, e, in genere per un’artista, ogni tema sia degno d’essere trattato,” – racconta nella sua casa di Brooklin -“ma so bene che ne esistono di imprescindibili e urgenti.”

 

 

Tratto da uno scritto di Antonio Monda

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