Scuola delle cose Mono-Ha

copertina mono-ha

“Non si può sfuggire al mondo così bene che attraverso l’arte  e non ci si può legare maggiormente come attraverso l’arte.” Questa frase di Goethe è perfetta per descrivere le opere di Kishio Suga, figura eminente dell’arte giapponese, esponente dello storico gruppo Mono.Ha.

La mostra passata all’Hangar Bicocca di Milano si intitolava Situations ed è ciò che l’artista orientale fa : unisce oggetti e materiali diversi, naturali e no, creando situazioni momentanee ed impreviste, svelando nuove possibilità di percezione. Sembra prendere le distanza dalle cose, ma poi le adotta per costruire forme improbabili e precarie.

La mostra si apre con Critical Sections, una scultura del 1984 ricostruita per lo spazio di Hangas Bicocca. Dal soffitto pende una treccia di tessuti bianco e neri, intervallati da rami orizzontali. La fune è poi legata a lastre di zinco che la piombano a terra. L’opera così diventa misura del rapporto tra cielo e terra.

L’imprevedibilità formale dell’opera viene amplificata dalla consistenza  dei materiali (ferro, zinco, legno, pietre, paraffina) intrecciati con elementi organici ed industriali. L’oggetto viene piegato a un uso fantastico, che ne sfida la sua presenza tautologica. Da qui l’uso, talvolta ironicamente monumentale, il suo trasferimento in una diversa scala, la sua collocazione decontestualizzata. Normali lastre di paraffina diventano una scultura di algido candore : accatastate una sull’altra si offrono si offrono non come un normale cumulo di cera per candele industriali ma come un misterioso spazio diafano (Parallel Strata).

La forma tende a coniugare gli elementi per sollecitare un doppio processo di conoscenza, come nell’installazione Continous Existence in cui l’artista usa tronchi e rami, funi e fogli per unire pavimenti e pareti e farne percepire le relazioni.

L’arte non è mettere ordine nel mondo ma suggerire metodi di aggregazione capaci di sviluppare processi di conoscenza che generino sorpresa e stupore. L’opera Soft Concrete è composta da un quadrato fatto con 4 grandi lastre di ferro che affondano in un impasto di ghiaia, cemento e olio di motore.

D’altronde l’elemento tempo è importante nel lavoro di Suga. I suoi lavori nascono e finiscono con le mostre, e vengono riadattati nei nuovi spazi che li ospitano. Le materie, le cose, gli oggetti, ogni volta rinascono ad un nuovo senso. In Left-Behind Situation dei parallelepipedi di legno e di pietra sembrano fluttuare nello spazio, liberi dalla gravità. In realtà sono poggiati in equilibrio instabile su un unico cavo d’acciaio che si snoda tra le pareti. Dall’illusione della leggerezza alla percezione della precarietà.

L’artista adotta una sorta di processo radioattivo per contaminare l’oggetto quotidiano. E’ un’arte che va a “scuola delle cose”, letterale traduzione di Mono-Ha.

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