Un fenomeno pop

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La carta d’identità dice ancora studente. Ma in meno di due mesi Riccardo Marcuzzo, classe 1992, è diventato RIKI, popstar con il disco più venduto del primo semestre del 2017, con oltre 100 mila copie.

Riki è uscito da Amici e la popolarità ottenuta dal talent ha attirato migliaia di fan alle presentazioni del suo album PERDO LE PAROLE, vuotando gli scaffali del suo cd.

Adesso comincia la parte più difficile. Convincere il pubblico che non è solo un faccino per teen ma che la sua musica può funzionare anche nello streaming e dal vivo. “Il faccino conta, il nostro aspetto è un biglietto da visita. Ma poi dobbiamo dimostrare di valere quello che il biglietto lasciava immaginare.” racconta.

Nato e cresciuto nell’hinterland nord-est di Milano, famiglia bene, Riccardo ha iniziato presto a sognare con la musica. A sette anni scriveva già le prime canzoni. Scopre Battisti grazie ad una raccolta e ad un lettore cd portatile che mamma gli regalò per la prima comunione. Più avanti ha scoperto i cantautori contemporanei prima Jovanotti e poi Cremonini e Ferro.

Una laurea triennale a pieni voti in Design del prodotto allo Ied, una menzione al Compasso d’oro targa giovani per una lampada e per ultimo uno studio che funzionava. Una carriera (quasi) sicura mollata per l’incerto mondo della musica.

Ha iniziato a frequentare gli studi del Massive Arts di Milano, dove ha conosciuto Riccardo Scirè che da allora è il suo produttore. E quindi è diventato Riki.

Le canzoni dell’album “Perdo le parole” sono un pop leggero e solare con testi che raccontano piccoli momenti, sensazioni, immagini. Milano è spesso sullo sfondo, ambientazione ed ispirazione. I locali, le modelle … nel brano che dà il titolo all’album, uno scorcio come Piazza della Scala.

Riki è senza passato digitale. I suoi profili sociali sono nati l’anno scorso. “Quando proponevo i miei provini ai discografici mi dicevano che non gli interessavano perché per fare musica ci vuole il follone. E così ho aperto Instagram e poi gli altri social.”

POLAROID e DIVERSO ( due canzoni dell’album) parlano del confronto fra la vita reale e il mondo virtuale.“Diverso – dice.- è nata in metro. Non vorrei, però che fosse preso come un pezzo di denuncia sociale, è semplicemente il racconto di un mondo che cambia visto con gli occhi di un ragazzo.” Ecco un ragazzo!

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