Il GENIO della LAMPADA

copertina genio lampada

E’ come se il profumo fosse il genio della lampada, pronto se non esaudire ogni desiderio, per lo meno a condurci in ogni luogo del pianeta, dalla Scozia al Sahara, all’Islanda, al Kenia.

Questa è una chiave che porta diritta a Londra, alla Somerset House dove è stata in cartellone la mostra intitolata “Perfume. A sensory journey through contemporary scent.”. un percorso nulti-sensoriale più articolato e complesso che esplora e svela la scena internazionale del profumo contemporaneo attraverso le intuizioni di dieci maestri profumieri

I dieci protagonisti della mostra sono stati selezionati per la creatività, l’innovazione e l’ingegno apportati nel proprio lavoro, dal Senior Curator della Somerset House, Claire Catterall e da Lizzie Ostrom, importante esperta del campo, nota anche come Odette Toilette.

Dieci nomi selezionati fra i pionieri delle mode e delle tendenze che hanno caratterizzato gli ultimi vent’anni : da Daniela Andrier a Mark Buxton, da Olivia Giacobetti a Lyn Harris, da Antoine Lie a Andy Tauer.

In ognuna delle dieci sale è stata ricreata un’atmosfera diversa in cui gli stimoli suggeriti dall’olfatto, il più antico dei sensi, quello più strettamente collegato all’inconscio, si mescolano alle emozioni sprigionate dagli altri sensi.

Le sale del museo sono state trasformate in laboratori avveniristici dotati degli strumenti ma soprattutto dagli ingredienti e degli oli essenziali (200), fra cui un naso seleziona quelli indispensabili a creare un nuovo profumo.

Questi profumieri che si sono messi in gioco sfidando con il proprio operato la lunga e millenaria storia del profumo sono stati selezionati anche in base all’alto tasso di audacia e creatività che hanno riversato nel loro lavoro.

 Un lavoro che spazia dal design alla comunicazione al packaging.

L’esibizione ha compreso, anche, un vero e proprio laboratorio artigianale per la creazione dei profumi, completamente funzionale, dove i visitatori, letteralmente immersi nelle fragranze e negli olii essenziali ricavati dai fiori, hanno potuto interagire con le composizioni e le essenze e ricevere istruzioni da parte dei professionisti, verificando la loro abilità, partecipando ad esperienze pratiche, e avvicinandosi così all’antichissima scienza del profumo.

All’entrata del museo ai visitatori veniva, inotre, consegnato un taccuino su cui annotare le proprie sensazioni e constatare come un odore magari anche banale possa suscitare reazioni tanto diverse ed articolate.

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G r a n d e D O M A T O R E

copertina domatore

Se si è un artista greco come Dimitris Papaioannou, l’eredità del mondo classico è ineludibile.

Nonostante i suoi lavori rispecchino una vibrante modernità, di dispiegano tuttavia una serenità apollinea attraversata da potenti turbamenti dionisiache. Ecco perché Papaioannou, artista visivo, regista, performer, coreografo difficilmente catalogabile, ricorda che il titolo “The Great Tamer” (Il grande domatore) il nuovo spettacolo che il 23 e 24 giugno ha debuttato al Napoli Teatro Festival, è una metafora per definire il tempo usata da Omero e nelle tragedie greche.

Ma il coreografo aggiunge : “ Gioco anche con l’idea del circo, penso a domare gli animali selvaggi, domare e quindi educare se stessi”.

Il background classico è costante nella trilogia di cui “The Great Tamer” è l’ultimo pannello. C’era il mito di Sisifo in “Still Life”; il riferimento al giovane uomo nudo, il Kouros, della statuaria greca, in Primal Matter”.

“The Great Tamer “ è un viaggio nell’animo umano, nelle sue pieghe più sotterranee alla ricerca delle radici. Qui il mito di riferimento è quello di Persefone. Trascorreva sei mesi sulla terra e sei mesi agli inferi. C’è la dualità dell’essere umano, melanconia e felicità, inverno e estate.

E’ una nozione archetipica : per avere la fertilità e la luce ci deve essere il buio e la sterilità.

Dice il coreografo : “ In questo lavoro ci sono anche molti riferimenti a Botticelli, El Greco, Rembrandt. E poi Murnau, Fritz Lang e Kubrik. E’ la mia biblioteca mentale.”

Dieci gli interpreti, come musica il “Danubio Blu” di Johann Strauss (“ E’ la musica più banale, ma qui completamente rimixata eppure riconoscibile.”). Infine una scenografia di semplici plance ed altri oggetti che creano un panorama di arte povera. L’artista preferito da Dimitris è Jannis Kounellis. Del suo lavoro lo attrae la trasformazione di materiali umili e ben riconoscibili ricomposta in un modo da rivelare qualcosa della nostra memoria.



Da un testo di Sergio Trombetta

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LE VECCHIERELLE

copertina ED

Due “seggiulelle”, un castello in miniatura, una porta di legno, in fondo una misteriosa cassapanca che racchiude tutto ciò di cui la storia ha bisogno, poi le luci di Christian Zucaro che nel vuoto luminoso di un palcoscenico nero creano sogno e tragedia.

A Spoleto, nella grazia perfettamente restaurata del Teatro Carlo Melisso si sono svolte le rappresentazioni di La scorticata, testo e regia di Emma Dante, liberamente tratto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, raccolta meravigliosa di 50 favole popolari.

La Scorticata di Basile racconta di due sorelle vecchissime e di un re che ne sente una cantare e senza vederla se ne innamora, attraverso il buco della serratura e l’amata invisibile gli mostra un dito, la sola parte del suo corpo non distrutta dagli anni. Fanno l’amore al buio e la mattina dopo lui la vede e la getta orripilato dalla finestra, la salva una maga che le regala la bellezza, generando l’invidia della sorella che si farà scorticare alla ricerca di una nuova giovinezza.

Emma Dante, invece, mette in scena la storia di due vecchierelle che si arrabattano insieme e che si danno aiuto nella sopravvivenza della loro vecchiaia e miseria.

Emma è attratta dai bambini e dai vecchi. “Soltanto un vecchio o un bambino possono giocare con la fantasia fino a farsi male” dice. Una vecchia non può sognare l’amore del suo principe? La stagione dell’amore viene e va, come scrive Battiato, a qualsiasi età e condizione : vecchiezza, solitudine, bruttezza ed inettitudine.

In palcoscenico ci sono solo due persone, le vecchie sorelle che, con una corona di stracci, sono anche il re. Le interpretano due fantastici attori uomini, napoletani, Carmine Maringola e Salvatore D’Onofrio.

Carolina e Rusinella s’insultano ma non possono fare a meno una dell’altra, lottano con i loro sogni e le loro follie nel continuo chiacchiericcio.

Ci si chiede la scelta dei due uomini si riallaccia al teatro inglese che sino alla metà del XVII secolo proibiva alle donna di recitare in pubblico. “ Io volevo che le due vecchierelle-dice Emma- non avessero una connotazione ed un’identità sessuale precisa ma raccontassero con i loro corpi qualcosa d’incompiuto. “

Le due vecchie devono essere brutte, disarmoniche, sgrammaticate. Ambedue hanno una totali dedizione a quel grande poeta dei sogni che è Basile e senza scenografia tutto è affidato agli attori ed alla fiaba.

Seduta nel buio della sala, Emma si è messa a sognare ad occhi aperti per noi del pubblico.

 

 

da un testo di Natalia spesi

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Alberi contemporanei

alberi copertina

L’assemblaggio dell’opera è cominciato a metà settimana ( dopo uno scavo di trenta metri per le fondamenta) e il lunedì “Foglie di pietra”, scultura dell’artista piemontese Giuseppe Penone, è stata scoperta ed inaugurata in largo Goldoni  a Roma, davanti a Palazzo Fendi.

Due alberi di bronzo – di 18 e 9 metri – intrecciano i rami per sollevare a cinque metri da terra un blocco di marmo scolpito di 11 tonnellate : è uno dei lavori più complessi di Penone e racchiude il senso della sua opera artistica, il dialogo fra storia e biologia, natura e cultura, evocando epoche ed estetiche che si sono succedute nella storia millenaria della città di Roma.

Si tratta della prima opera d’arte contemporanea installata in maniera permanente nello spazio pubblico della capitale ed è frutto di una sinergia tra pubblico e privato.

Pietro Beccari,amministratore delegato e presidente della maison Fendi, racconta l’emozione della prima visita di Giuseppe Penone in largo Goldoni, tre anni fa : “Guardando la piazza vuota mi ha detto “ho visto l’opera” ed ha fatto uno schizzo : Foglie di pietra è nata così e non è più cambiata. “

Perché l’arte contemporanea nell’epoca in cui i marchi del lusso sembrano piuttosto puntare sulla valorizzazione dell’heritage? “ Tutto quello che abbiamo per Roma – continua il Beccari – è sempre stato rivolto al futuro. Il nostro Heritage non è imbalsamato. La tensione fra modernità e tradizione è necessaria per una maison di lusso, che è chiamata a definire lì estetica del futuro.”

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Il ritorno

 copertina ritoeno

“Mentre vagavo per la città in una dolce notte estiva, cominciai a gustarne in pieno la bellezza e pensai che forse lì avrei potuto realizzare il mio sogno:” Così Salvatore Ferragamo, dopo 12 anni trascorsi negli Stati Uniti, descrive il suo arrivo a Firenze. In quella calda sera del 1927 scelse la sua patria di elezione.

Oggi per celebrare il 90° anniversario del ritorno in Italia del grande calzolaio, nato a Bonito (Avellino) nel 1998, arriva una mostra : “ 1927 IL ritorno in Italia. Salvatore Ferragamo e la cultura visiva del Novecento. “

Ferragamo sceglie Firenze in un momento in cui si parla di ritorni, all’ordine, al mestiere, alla grande tradizione nazionale. La mostra racconta la storia di questo attraversamento, che passa anche per gusto e praticità.

L’esposizione permette ai visitatori di entrare in un racconto articolato. Si passa da vedute fiorentine di artisti come Ottone Rosai e Giuseppe Piombanti Ammannati a manufatti di alto artigianato, da oggetti di design fino a video installazioni che illustrano il rapporto tra architettura ed arti applicate attraverso vari modelli di case progettate da Balla e Depero, da Gio Ponti e da Terragni e del Gruppo 7.Non mancheranno, poi, naturalmente le calzature più rivoluzionarie di Ferragamo. Con le sue creazioni il grande calzolaio rispose al nuovo ruolo che la donna aveva assunto nella società all’indomani del conflitto.

Accanto ad un’inesauribile fantasia creativa, che lo spinse ad utilizzare i materiali più insoliti, Ferragamo aveva sempre avuto l’ossessione dell’anatomia. Allora capì che il primo problema da analizzare per il comfort di una scarpa stava nella distribuzione del peso corporeo sull’articolazione del piede. Così fabbricò forme rivoluzionarie che, dando appoggio all’arco, regalavano una comodità senza pari. Già nel 1927 aveva gettato le basi per la sua creazione più famosa, la scarpa con la zeppa di sughero.

Ferragamo, con la sua rivoluzione “silenziosa” diede il la al riconoscimento internazionale della moda italiana nel secondo Dopoguerra.

La mostra composta da otto sale. Espone diverse opere d’arte, oltre a costumi e stoffe d’epoca, fotografie e manifesti. Ed in ogni caso è una continua sorpresa. Anche multimediale.

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