LAMPEDUSA

copertina lampedusa

E  allora tutti a Lampedusa, artisti, sportivi, cantanti, studenti, religiosi, volontari tutti a godere del mare cristallino. Ma anche a vivere insieme agli abitanti dell’isola ed ai pescatori che da anni hanno messo a disposizione le loro barche per salvare migliaia di vite.

L’isola dei conigli o  la straordinaria baia di sabbia bianca come borotalco non è tutto. Quest’estate, cie sceglie Lampedusa, oltre alla speranza di poter assistere alla straordinaria schiusa delle uova della tartaruga Caretta caretta che depone nella riserva naturale, si ritroverà un’offerta culturale-artistico-sportiva di tutto rispetto. Perché a portare il loro contributo alla rinascita di Lampedusa sono proprio in tanti.

Il regista Francesco Rosi con il suo docufilm “Fuocoammare”, che ha trionfato al Festival di Berlino, ha dato il la. Zubin Mehta vuole portare l’orchestra ed il coro del Maggio Fiorentino,Claudio Baglioni e Gianni Morandi faranno tappa sull’isola con il loro tour ed anche lo sport fa la sua. Prima con la maratona “Lampedusa curri”. Gli si affianca la “corsa” dell’associazione Libera e la passeggiata in bici di “Liberi su due ruote”.

Per fortuna sembra passata la stagione in cui gli alberghi collezionavano disdette da parte dei turisti terrorizzati da quella invasione dell’isola da parte degli migranti. Nove compagnie aeree hanno deciso di investire sui collegamenti con Lampedusa. Il sindaco Giusi Nicolini continua a ricevere continue richieste di portare nell’isola manifestazioni di portata internazionale. E’ il segno che, in una stagione in cui la politica europea prova ancora ad alzare i muri, la cultura, l’arte, lo sport, lo spettacolo ma sarebbe dire anche il mondo della scuola e la Chiesa sono scesi in campo per far rinascere l’isola.

Ancora senza cinema Lampedusa ha finalmente il suo primo museo archeologico, che si è aperto il 3 giugno insieme al progetto del “Museo della fiducia” che verrà vedere arrivare sull’isola reperti provenienti dai più grandi e importanti musei del mondo.

E per finire il “Lampedus’amore”, il premio giornalistico internazionale intitolato alla  cronista Cristiana  Matano, che ha portato sull’isola lo spettacolo teatrale di Lina Prosa “Lampedusa Beach” e lo spettacolo “Sud” con Edoardo

Bennato.

Per ricordare la morte in mare di 366 migranti , avvenuta il 3 ottobre del 2013, vicino a Lampedusa, è stata istituita la Giornata Mondiale della Memoria dedicata alla vittime della immigrazione.

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Il D I A M A N T E

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Se la Puglia è uno scrigno di tesori, Bari è il suo diamante. Accecante come il sole che buca i vicoli della città vecchia. Un gioiello dalle mille facce, come i popoli che nei secoli l’hanno attraversata in cerca di fortuna, scolpendone i tratti.

I baresi vanno a fare il bagno nelle spiaggette ad un passo del centro portandosi friselle e panzerotti. Ma non è per il mare che si viene a Bari, quanto per quello che avviene intorno e nel mare. Come la festa di San Nicola, patrono della città ( 7 maggio ) con corteo storico di barche e pescherecci che fanno corona a quello che porta la statua del santo che sfila sotto fuochi d’artificio.

Il turista può, poi, scegliere di fare un giro nelle città vecchia, un formicaio ebbro di vitalità e denso di testimonianze medievali e rinascimentali, tra cui la cattedrale romanica di San Sabino, la basilica romanica di San Nicola, la chiesa di San Ferdinando, il fortino di Sant’Antonio Abate.

Poi continuare infilandosi nello “struscio” in via Sparano ed in via Argiro per, infine, chiudere la giornata dallo chef de la Bul Antonio Scalera o al mercato del pesce, noto come N’derr la lanz, per assaggiare un po’ di street food : ricci e tutto “u crude” ( vongole, cozze, crostacei, polipetti )

Ma Bari vuole anche essere un polo per l’arte moderna e contemporanea. Per questo è nato lo spazio Murat dove oltre alle mostre c’è il primo concept store che vende oggetti di design anche locali.

C’è anche la Pinacoteca Corrado Gianquinto con una collezione di arte moderna.

E presto poi aprirà il teatro Piccinni mentre funziona a pieno ritmo la stagione del rinato Petruzzelli.

 “Vogliamo essere una città normale. E che funzioni.”

È il messaggio. Provare per credere.

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L O S A N N A

copertina losanna

Tre città in una.Questa è Losanna capitale francofona del Cantone Vaud. La Cité  e Ville Marché sono il nucleo medioevale, con la cattedrale di Notre-Dame, i vicoli acciottolati, le fontane, il Mudac, la Place de Palud con il Municipio e la cinquecentesca fontana della Giustizia. L’area Flon è, invece, nata nell’ottocento come scalo ferroviario con depositi merci via via abbandonati prima della trasformazione, nel novanta, in quartiere alla moda. Ouchy, sul Lago Lemano entrò a far parte della città nella metà dell’Ottocento, quando si passava l’estate su La Cote segnata da vigneti e strade panoramiche. In questa zona hanno vissuto George Simenon, Charlie Chaplin, Maurice Bejart e Coco Chanel.

A Losanna l’arte fa a gara con lo sport : la città è Capitale Olimpica. Va ricordato infatti che città e dintorni sono a misura di ciclista : uno dei percorsi più spettacolari è quello che attraversa i vigneti del distretto di Lavaux.

Il Rolex  Centre, sede del Politecnico non ha muri interni ma solo pareti in vetro. Dall’alto l’architettura ricorda una fetta di groviera, Da là si può raggiungere i giardini del CIO, circondato dal Cammino dello Sport, sentiero punteggiato da sculture. Mentre nei giardini della vicina Casa Olimpica i corridori de il Ritmo Perpetuo rievocano la gara di Xiamen, in Cina.

Il centro della passeggiata sul lungolago è il porticciuolo d’Ouchy, con giardini e sculture intorno al simbolo della “marina” di Losanna, il lussuoso albergo Chateau d’Ouchy. Il grande indicatore del vento, l’installazione Eole della Clelia Bettua, è uno strumento d’orientamento per i velisti del Lemano oltre che un’attrazione artistica.

 Nel Museo Olimpico sono esposte oltre mille pezzi su tre livelli tematici. Il progetto del paesaggista Le Baron ha ristrutturato anche i giardini, aggiungendo sculture a tema.. Per un pranzo veloce, si può mangiare al TomCafè, all’ultimo piano. Tra i tanti musei cittadini, il Palais Rumine e il museo Cantonal des Beaux Arts, lo spazio più inconsueto è la Collection dell’Art Brut che raccoglie opere di donne ed uomini che hanno scoperto l’arte attraverso manicomi, ospedali e carceri.

Il Flon è la zona alternativa di Losanna, vivacissima di sera, con ristoranti, locali, negozi. Nelle strade pedonali si trovano diverse installazioni. Trai tanti locali dove ascoltare musica : lo Xoxo Club e Mad.

La cattedrale di Nostra Signora è una delle più grandi chiese gotiche svizzere ed è la più importante chiesa protestante di Losanna. Ogni notte ( tra le 22 e le due ) dal Campanile della Cattedrale, una guardia si affaccia per annunziare l’ora. E’ una tradizione mediovale.

Dalla Cattedrale si scende verso Ville Marchè tra strade acciottolate, architetture nedioevali, botteghe artigiane, caffè e ristoranti. Una delle vie più eleganti è Rue de Borg. Rue Centrale e rue delle Mercerie sono perfette per una passeggiata fra le vetrine. E si vuole gustare la tipica fondue svizzera, un buon indirizzo è il Cafè di l’Echevé, appena sotto la Cattedrale.

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A  misura di turista

Vi proponiamo di venire a visitare una città perché sappiamo che chi arriva per la prima volta e chi ci ritorna dopo tanto tempo rimarrà molto sorpreso!  TORINO.

Anche l’autorevole giudizio del New York Times ha inserito la città nella classifica delle prime 52 mete  turistiche mondiali, unica località italiana.

Nel primo anno dopo la ristrutturazione il Museo Egizio ha sfiorato il milione dei visitatori. La sua importanza tra gli addetti ai lavori è nota da sempre. Adesso,dopo la ristrutturazione,  il paradiso degli egittologi si è trasformato in un fenomeno di massa. Questo  museo che rimane, sempre, il secondo museo Egizio al mondo dopo quello del Cairo.

A meno di un chilometro c’è la cupola della Mole Antonelliana, simbolo della città al cui interno batte il cuore del Museo Nazionale del cinema. Il Museo è stato visitato nel 2015 da oltre 600 mila turisti. L’allestimento di François Confino gioca con lo spazio creativo da uno dei soffitti più alti del mondo.

Nelle mete turistiche della città il Polo reale, in piazza Castello è al terzo posto. Offre gli appartamenti, l’armeria e la libreria reale e la Galleria Sabauda. A pochi passi il Museo del Risorgimento nel Palazzo Carignano, dove venne proclamata l’unità dell’Italia. Conclude il tutto, appena aperto, il giardino reale, polmone verde nel centro di Torino.

Chi vuole davvero immergersi nelle atmosfere della corte deve prendere uno degli autobus che collegano il centro alla Reggia di Venaria, uno delle perle del circuito delle regge reali europee. L’immensa galleria di Diana, ideale per i balli di corte ed i giardini, ricostruiti studiando i quadri d’epoca, spiegano perché questa è stata nel 2015 la seconda meta del turismo a Torino.

Con un brusco salto si può passare dalla Versailles dei Savoia alla reggia della Juventus. Lo Stadium ed il museo bianconero sono stati visitati nel 2015 da oltre 170mila persone. Ed a questo punto non può mancare il Museo dell’automobile, recentemente riallestito da Confino.

E per finire imperdibile è una visita al Polo del Novecento, recentemente inaugurato nei quartieri militari juvarriani. Una collezione unica di testi e cimeli del secolo breve in una delle capitali dell’industria e del movimento operaio.

Risolto con l’alta velocità il principale problema ( quello dei collegamenti ), il prossimo passo è quello di valorizzare anche il patrimonio industriale trasformandolo in meta turistica. A Detroit si fa. L’unico esempio per adesso è il Palazzo del lingotto. Unica ristrutturazione importante eseguita su un ex fabbrica. Oggi ospita il Salone nazionale del libro ed il Salone del gusto. Altri due buoni morivi per visitare la città.

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La città di N Y è la musica

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La pubblicazione di New York Serenade, il libro fotografico realizzato da Ciro Frank Schiappa con testi di Michele Primi, è un atto di amore, una carezza a quel che resta della storia del Rock nella Manhattan verticale, costretta a cancellare il vecchio per far posto al nuovo.

Ma il, palazzo che il fotografo Peter Corristan inmmortalò sulla copertina di Physical Graffiti dei Led Zeppelin (1975), all’incrocio tra l’Ottava Strada e St Mark’s Place, è ancora lì, “fotogenico” come quando Mike Jagger e Keith Richards, sei anni dopo, lo scelsero come location per il video di Waiting On A Friend, ben consapevoli che in quel quadrilatero rimasto paese, avevano vissuto, bighellonato e creato, W.H.Auden, Allen Ginsberg, Leon Trotsky, Abbie Hoffman e Lenny Bruce..

Gli autori del libro utilizzano frammenti di canzoni, pensieri e suggestioni degli stessi musicisti per raccontare in immagini le varie locations. Queste quarantotto immagini raccontano una storia che si sviluppa dagli anni Settanta ai nostri giorni, per celebrare un passato sfocato ma non dimenticato. Dietro le facciate, i finestroni, gli angoli di strada, i vecchi ascensori, si scorgono i fantasmi di Lou Reed, di Leonard Cohen e Janis Joplin, dei Beats Boys e dei National, luoghi mitici celebrati in canzoni, biografie ed interviste.

Il 16 ottobre del 1971 John Lennon e Yoko Ono andarono ad abitare insieme nel loro primo appartamento newyorchese al numero 105 di Bank Street, nel village. Aveva due grandi stanze ed una scalinata che portava ad un piccolo terrazzo.

La boutique del Lower East Side dove Jimi Hendrix trascorreva la maggior parte dei pomeriggi, non lontano dall’ex centro di accoglienza per poveri e d’immigrati.

Stavano cercando un posto dove andare a vivere quando Patti Smith e Robert Mapplethorpe trovarono questo tipico edificio a mattoncini rossi a Brooklin, al 160 di Hall Street. Entrambi erano giovani.L’appartamento era in condizioni disastrose ma l’affitto costava solo 80 dollari al mese. Vi si trasferirono nel 1967.

Il leggendario Bottom Lime dove il Boss, Bruce Sprinteen, mosse i primi passi, a un tiro di schioppo da Washington Square, ora trasformato in un ufficio della New York University.

Al 15 di Sheridan Square stava Van Ronk, che era uno dei leader della scena acustica del Greenwich Village. Tanti usavano il suo appartamento ed il suo divano come ospiti. Tra questi c’era anche un certo giovane Bob Dylan.

Tra la 53esima strada e la Terza Avenue a Manhattan c’era un angolo molto noto nella città ed era conosciuto con nomignolo “ The Loop “. I Ramones gli dedicarano il loro secondo singolo “53rd & 3rd” appunto, una canzone scritta da Dee Dee Ramones.

Nel 1974 Cohen scrisse una canzone dedicata ad una famosa cantante con cui aveva avuto un’avventura nell’ascensore del Chelsea Hotel al 222 West 23rd Street. L’albergo è stato il preferito da molti artisti, da Bob Dylan a Sid Vinicious.

La Megalopopoli del nuovo Millennio sta veramente cercando di stritolare tutto oppure da qualche altra parte della città , in un angolo ancora da scoprire, sta nascendo il futuro del rock and roll.

 

 

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