copertina metamorfosi

m e t a m o r f o s i    C H I C

Se ogni capo rappresenta n’epoca, quello della generazione social è senz’altro la felpa. Alla maglia, con o senza cappuccio, anche  la moda più snob e costosa ha dovuto inchinarsi. Non c’è designer o influencer che resista alla tentazione di crearne o sfoggiarne una. Portata in tutti i modi, nella versione atletic o mischiata ai completi di lana.

Apprezzata per la sua comodità ma soprattutto per quello che rappresenta : la libertà.

La felpa è un segno di appartenenza. Un indumento classico normale che diventa un pezzo da collezione.

La felpa è moderna perché è naturalmente genderless. Tradotto in modese : la felpa mixata con capi classici come il trench. Ed è per questo che piace anche a chi giovane non lo è più e la usa per rinfrescare il guardaroba. Fate la prova : quella grigia abbinata al pantalone marrone ed il mocassino; quella bianca usata per sdrammatizzare la gonna in pelle nera ; rosa per rendere quotidiana la gonna plissè spalmata d’oro; o ancora nera sul cashmere fliss per rendere chic un jeans a vita alta.

I brand di lusso ne hanno capito la forza. Il capo più ricercato nelle nuove collezioni è la tuta di cashmere perché è più importante sentirsi comodi e bene con se stessi che voler apparire, dice e pensa qualcuno. La felpa, però, è anche un questione di atteggiamento ( leggi stile ) che funziona solo se è reale.

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FIdATEVI di LORO

copertina fidatevi

Come vestirsi in ufficio ? Non solo tailleur, camicie bianche e scarpe mezzo tacco. Oggi in ufficio vale la pena di rompere le regole. E provare 6 nuovi capi che la moda e le tendenze raccomandano. Fidatevi di loro : sono pezzi  in grado di dare una “promozione” al vostro look

Allora dimenticate il tailleur d’ordinanza. La camicia bianca, le scarpe mezzo tacco, la blusa col fiocco. Perché dietro la tradizione, le regole ed anche i luoghi comuni di come una donna si veste o si dovrebbe vestite in ufficio c’è molto ma molto di più.

Sono in tanti a chiedersi cosa serve davvero e cosa può fare la differenza, in fatto di moda femminile, negli ambienti di lavoro. L’argomento è  spinoso : molte aziende hanno addirittura un codice di comportamento che impone scarpe chiuse, poche scollature e linee severe. Norme, a dir il vero, che rasentano il maschilismo o, comunque, che mortificano l’eleganza, la femminilità se non le donne stesse. Ed ecco sei pezzi non banali né scontati che potranno aiutare ad essere più chic ed anche più professionali.

Sono tutto quello che non ci si aspetterebbe dalla tradizione. Infatti la loro bellezza sta proprio nell’essere fuori delle convenzione e dallo stesso tempo perfettamente conformi all’idea di eleganza formale che è poi la qualità più richiesta per chi lavora in ufficio. Scoprite….ù

1)  WRAP DRESS : reso famoso dalla designer italo-americana Diane Von Fustenberg è un abito vestaglia che si lega al fianco e si adatta perfettamente al fisico di ogni donna. E’ capace da solo di risolvere un intero look. Si consiglia in una fantasia accesa, qualità che gli conferisce più profondità ed anche preziosità. Lo si può accompagnare con un cardigan oversize, a un chiodo di pelle o una giacca maschile.

2) IL BLAZER OVERSIZE : non solo tailleur fascianti e giacche striminzite. Provare una giacca maschile mono o doppio petto dalla linea ampia e con un tessuto leggero. La sua linea da più eleganza ai jeans ed ai pantaloni classici in generale. E basta una t-shirt bianca con una collana sottile per completare il look.

3) I PANTALONI LARGHI E CORTI : a prima vista potrebbero sembrare difficili. In realtà sono adatti a tutte. Si parla dei pantaloni ampi e corti sopra la caviglia, uno dei pezzi più amati degli stilisti. Sfrangiati o meno alle estremità, sono un pezzo in grado di dare più forza alla silhouette tradizionale, soprattutto quando combinati con una giacca.

4) LA NUOVA CAMICIA BIANCA . Non si parla della classica camicia bianca maschile. Ma la contrario di tutti quei modelli che sono stati arricchiti di ruches, volant, fiocchi e cinture, si da reinventare un capo classico che rischia di diventare noioso. Da solo può rendere il look più sofisticato. Abbinamenti =  total white, con pantaloni o gonna bianchi o in tandem con i jeans oppure con i pantaloni grigi o neri.

5) I MOCASSINI – SABOT . sulla tendenza delle ciabatte sono diventati una icona di stile.. I sabot-mocassini lanciati da Alessandro Michele al debutto da Gucci oggi sono disponibili in versione più semplice. Attenzione alla cura del tallone che deve essere levigato per dare giustizia a questa calzatura davvero chic.

6) L?ABITO PLISSETTATO : in versione corta e in tutti i colori possibili. L’abito plissettato è a sorpresa uno dei capi più indicati per l’ufficio. Veste tutte le taglie e dona una linea elegante ad ogni silhouette. Le misure da scegliere sono due : appena sopra il ginocchio oppure a metà polpaccio. No lungo. Abbinarlo al blazer oppure ad un cardigan twin-set.

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2 realtà italiane

copertina furlane

Le  FURLANE

 

E’ scattata l’ora delle “furlane”, le babbucce di velluto dei gondolieri. Da vezzo un po’ di nicchia per dandy, ora si vedono ai piedi di tutti. L’ultima della lista Kate  Moss. Le autrici del colpaccio sono due sorelle veneziane, Viola e Vera, 25 e 23 anni.

“Abbiamo cominciato a lavorare sui tessuti padovani, sui bordini. Ci siamo messe alla ricerca delle etichette e dei sacchetti giusti.” Racconta Viola, studi in moda all’Istituto Marangoni.

A credere nel progetto è stato per primo Yoox, che ha sostenuto l’idea. Una realtà ancora familiare, che Viola e Vera vogliono difendere “ Il nostro è un prodotto fatto a mano, artigianale fino in fondo e per questo abbiamo bisogno di tempi lenti.”

Le furlane più che pantofole sono mocassini con la suola di copertoni di bicicletta ed il feltro del mezzo. Tra le leggende c’è quella che venissero usate dai nobili nei palazzi veneziani per introdursi nelle stanze delle amanti.

Non sono un prodotto di lusso : non si potrebbero vendere, infatti, a 300 euro delle scarpe che un tempo le mamme compravano per  le figlie a 5 euro sul ponte di Rialto.

ricam copertina

 

RICAMI d’autore

Coralli che sembrano mossi dalla corrente del mare sulla giacca di Valentino e l’abito di Bottega Veneta reso unico da 85 elementi diversi fra Swarovski, plastica, molle, ferretti e perle. Virtuosismi di Paolo Grasso fra i pochi ad esercitare un mestiere che dall’antico Egitto in avanti si è evoluto senza mai tramontare.

I ricamatori si sono diffusi nel capoluogo lombardo dall’inizio del ‘900 complice la nascita dell’Alta Moda a Parigi e poi il successo dei couturier degli anni ‘50, di cui venivano acquistati i modelli da copiare. “Oggi siamo rimasti in pochi.” Dice Pino Grasso con la figlia Raffaella che lavora con il padre.

Nel pret-à-porter di lusso, nell’haute couture e sui red carpet, è il ricamo il dettaglio che fa la differenza e suscita stupore.

Spesso il ricamo nasce da una suggestione dello stilista. Una volta per replicare l’effetto di un tappeto Aubusson in seta e cotone hanno utilizzato paillettes marmorizzate che davano l’idea del cotone ed impunture dorate per rendere la texture lucida della seta Ricerca, inventiva ed un archivio ricco di più 10mila campioni sono essenziali : “La nostra forza? Il mio back ground classico unito alla capacità di innovare di mia figlia Raffaella.”

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Un’anima “combat”

copertina ciabatte

Chiamatele slippers, mule oppure pantoufle; ma non chiamatele ciabatte.

La moda le ha sdoganate anche fuori di casa, sono l’accessorio di punta dell’estate. Il termine ciabatta non fa trend, forse perché rimanda ad una visione, poco allettante di chi le indossa,in maniera trasandata senza uno spirito fashion. Eppure girare in ciabatte rasoterra o andare al ristorante o agli eventi sfoggiando ciabatte glamour è diventato di moda.

La mania delle ciabatte è dilagante : ci sono quelle chiuse davanti, quelle a fascia singola o incrociata.

Miuccia Prada ha privilegiato una versione pop-art con fiori applicati. I Dolce & Gabbana che da svariate stagioni le amano, le propongono decorate come un vero e proprio gioiello con pizzi e fiori di Swarovski colorati. Antonio Marras le impreziosisce usando il rettile colorato.

Ma al di là delle versioni, più o meno sportive o più o meno romantiche, minimaliste o super decorate, piuttosto che le storiche Birkenstock, sempre sulla creste dell’onda, le ciabatte vanno portate seguendo regole precise di bon ton.

L’accostamento può essere fatto, di giorno, con i jeans, di sera con un abito lungo ed al mare sono perfette con un caftano. E in ufficio? Dipende dal lavoro che si fa. Chi lavora in banca deve rispettare un “dress code”  e deve preferire un sandalo. Chi opera in un ambiente creativo può anche permettersi la ciabatta ma sempre interpretata con l’allure giusto.

Ma perché la moda concentra la sua attenzione sul piede “svelandolo” con ciabatte che lo mettono a nudo?

Era ora che le donne mettessero i piedi per terra per dare un calcio alla stupidità dell’umanità che si arma e vuole le guerre. Stando sui tacchi è difficile muoversi con agilità. Con i piedi ben piantati a terra, possono essere più combattive.

 Forse gli stilisti non se ne sono resi conto ma le loro frivolissime slippers hanno creato un accessorio che può avere anche un’anima “combat”.

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TATUAGGIO IN TRASFERTA

 

copertina trasferta

Una ragazza cammina in metropolitana. Ha un lungo tatuaggio disegnato sul retro della gamba. Muove le gambe velocemente. Che non si riesce a leggere bene la scritta. Finalmente si ferma sulla banchina in attesa dei vagoni. Ed allora si può leggere  la scritta “love me kiss me love me kiss me”…..Le parole sono scritte con un unico segno che collega ogni parola all’altra e ogni frase alla seguente. Non è un tatuaggio, come si poteva credere da lontano, bensì una calza sovrascritta.

Non sono le prime. Infatti le prime sono apparse nel 2009. All’inizio non recavano scritte, piuttosto disegni : pipistrelli, polipi, piume di pavone, gatti, pulcini, cuoricini e persino teschi. Il tatuaggio era passato dal corpo alla calza che avvolgeva le gambe. Il risultato a distanza era quasi identico.

Nel 2013 diversi fabbricanti di calze hanno cominciato a produrre questo tipo d’indumento ed a metterlo in commercio. Hanno avuto un discreto successo.

Quelli che mimavano il tatuaggio collocavano il disegno sul polpaccio o in basso vicino al collo del piede. L’effetto era sempre assicurato : sembravano davvero un tatuaggio.

Il tatuaggio nei due decenni passati ha espresso una forma di appropriazione di se stessi. Scrivere o disegnare su di stesso è una forma per manifestare la propria identità, per far sentire la propria esistenza. Un modo per differenziarsi dagli altri, far percepire che dentro il corpo c’è qualcosa e non il niente, far capire che non vi era più nulla di inviolabile, neppure la pelle. I tatoo collant sostituiscono parzialmente il tatuaggio, lo mimano. Meglio : lo citano. E lo fanno usando le calze.

I tattoo collant fanno tesoro di quell’identità pelle-calza indicata dal semiologo Roland Barthes e la utilizzano per mimare il disegno. Offrono così la possibilità di decorare con un segno le gambe, proponendole allo sguardo degli altri, erotizzandole con espliciti messaggi.

Spostano il messaggio da dentro a fuori, senza ferire la pelle senza inciderla o trapassarla con aghi e colore. Rendono particolari, seppure in forma seriale.

La moda è anche questo!

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