“ P A T R I A “

copertina Patria

La vicenda dell’Eta, il separatismo basco e la lunga scia di sangue che ne è seguita, ha trovato il suo romanzo.

“Patria” di Fernando Aramburu è un libro su quelle vicende, ma è anche un romanzo corale ricco di personaggi e di storie.

Due famiglie in un paese vicino a San Sebastian, amicizie intrecciate tra genitori e figli,sempre insieme. Poi uno dei genitori viene fatto oggetto di ricatto da parte dell’Era. L’altro gruppo familiare simpatizza per l’Eta  ed  il rapporto si rompe. Joxe Mari, il figlio di mezzo del secondo gruppo, entra nel gruppo terroristico dell’Eta e gli viene ordinato di sparare a Txato, il genitore ricattato dell’altro gruppo familiare. Il giovane lo fa.. Bitorri la moglie di Taxto non si darà pace sin che non avrà da Joxe il suo “Mi dispiace”.

Questo è l’asse del racconto; attorno ci sono le vicende dei singoli membri delle due famiglie.

Il romanzo sta tutto in questi personaggi, scandagliati dalla voce narrante, che s’introduce e dà spazio a ciascuno. Il tema è quello della “zona grigia” che avvolge il paese, che assiste senza intervenire alla messa al bando e all’uccisione di Taxto. La ricostruzione di questo clima è penetrante.

Ma la forza del racconto sta nel modo in cui è stato scritto : senza seguire la progressione degli avvenimenti, spostandosi avanti e dietro nel tempo; e poi nello stile : paratattico a tratti , veloce, sommario, ma sempre preciso, elegante, coinvolgente.

In questo “Patria” si rivela uno dei migliori libri usciti quest’anno.

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A simphony of Techno

copertina simphony

Superata l’euforia dei rave e della musica fai da te, i dj che per vent’anni ne sono stati protagonisti, superstar indiscussi della club culture, cercano affermazioni più clamorose nell’universo del pop o nella musica classica e contemporanea.

Il 10 ottobre di questa’anno CARL CRAIG, altro gigante della scena Detroit, è stato protagonista al Festival Romaeuropa della performance Versus Synthesizer Ensemble – A simphony of Techno insieme a Les Siècles Orchestra e Francesco Tristano, il trentacinquenne geniale pianista lussemburghese che spazia con disinvoltura da Bach a Cage ed all’elettronica, a suo agio sui palcoscenici del Sònnar e della Carnegie Hall.

Il progetto Versus nacque nel 2008 e nella sua prima forma fu presentato nella Citè de la Musique di Parigi, accolto da cinque standing ovation.

Questi due musicisti ( Craig e Tristano) sono due musicisti di estrazione diversa determinati ad unire le forze per definire il suono di un secolo – in bilico tra classica contemporanea ed elettronica -  che stenta a ritrovare l’esuberanza del Novecento ma è anche attento a schivare la ridondanza del già detto che condannò Cage al silenzio.

“ La house e la techno -dice Carl Craig- hanno operato una rivoluzione irreversibile, ma essere un dj non è certo la corsia preferenziale per arrivare in classifica.”

Tenuta alla larga dal pop e guardata di traverso dall’accademia, la techno è riuscita ad infiltrarsi nell’una e nell’altra, creando opere sorprendenti. Più, però, ci si allontana dal mainstream e più si fa fatica ad essere riconosciuti, è successo a  musicisti che Craig considera esempi fulgidi, come Sun Ra.

Le aspirazioni artistiche di Craig hanno preso definitivamente forma nell’incontro e nello scambio con Tristano, un musicista dalla formazione classica con un occhio puntato verso il futuro. “Lui va avanti – dice Tristano – realizza il tuo sogno- E io che non mi sono mai sentito un concertista classico nel senso tradizionale del termine, ho seguito il consiglio. Mi mancava qualcosa per trovare la mia strada e quel qualcosa me l’ha dato Carl Craig e l’elettronica:”

 

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Un fenomeno pop

copertina 2fenomeno

La carta d’identità dice ancora studente. Ma in meno di due mesi Riccardo Marcuzzo, classe 1992, è diventato RIKI, popstar con il disco più venduto del primo semestre del 2017, con oltre 100 mila copie.

Riki è uscito da Amici e la popolarità ottenuta dal talent ha attirato migliaia di fan alle presentazioni del suo album PERDO LE PAROLE, vuotando gli scaffali del suo cd.

Adesso comincia la parte più difficile. Convincere il pubblico che non è solo un faccino per teen ma che la sua musica può funzionare anche nello streaming e dal vivo. “Il faccino conta, il nostro aspetto è un biglietto da visita. Ma poi dobbiamo dimostrare di valere quello che il biglietto lasciava immaginare.” racconta.

Nato e cresciuto nell’hinterland nord-est di Milano, famiglia bene, Riccardo ha iniziato presto a sognare con la musica. A sette anni scriveva già le prime canzoni. Scopre Battisti grazie ad una raccolta e ad un lettore cd portatile che mamma gli regalò per la prima comunione. Più avanti ha scoperto i cantautori contemporanei prima Jovanotti e poi Cremonini e Ferro.

Una laurea triennale a pieni voti in Design del prodotto allo Ied, una menzione al Compasso d’oro targa giovani per una lampada e per ultimo uno studio che funzionava. Una carriera (quasi) sicura mollata per l’incerto mondo della musica.

Ha iniziato a frequentare gli studi del Massive Arts di Milano, dove ha conosciuto Riccardo Scirè che da allora è il suo produttore. E quindi è diventato Riki.

Le canzoni dell’album “Perdo le parole” sono un pop leggero e solare con testi che raccontano piccoli momenti, sensazioni, immagini. Milano è spesso sullo sfondo, ambientazione ed ispirazione. I locali, le modelle … nel brano che dà il titolo all’album, uno scorcio come Piazza della Scala.

Riki è senza passato digitale. I suoi profili sociali sono nati l’anno scorso. “Quando proponevo i miei provini ai discografici mi dicevano che non gli interessavano perché per fare musica ci vuole il follone. E così ho aperto Instagram e poi gli altri social.”

POLAROID e DIVERSO ( due canzoni dell’album) parlano del confronto fra la vita reale e il mondo virtuale.“Diverso – dice.- è nata in metro. Non vorrei, però che fosse preso come un pezzo di denuncia sociale, è semplicemente il racconto di un mondo che cambia visto con gli occhi di un ragazzo.” Ecco un ragazzo!

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J. SAFRAN FOER

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Il nuovo romanzo di Jonathan Safran Foer è potente e diretto come il titolo : ECCOMI in originale HERE I AM. Il libro uscito in Italia per Guanda  con una preziosa traduzione di Irene Abigail Piccinini rappresenta il ritorno alla narrativa dello scrittore trentanovenne, a undici anni da “Molto forte, incredibilmente vicino”  che attraverso il dolore di un bambino di nove anni affrontava per la prima volta o quasi in letteratura il dramma dell’11 settembre. E a tredici dal debutto “Ogni cosa è illuminata”, che ne consacrò il talento originale e divenne un film drammatico e poetico con la regia di Liev Schreiber.

Un ritorno forte, che mescola tradizione e sperimentazione, dedicato all’amore ed alla sua dissoluzione. In questi anni senza romanzi non sono mancati momenti di creatività ( Hagaddah scrtto a quattro mani, il saggio Eating Animals ed il libretto per opera Seven attempted escapes from silence e il progetto artistico Tree of Codes ). Tutte opere interessanti ed eclettiche, che tuttavia hanno fatto crescere l’attesa per il ritorno al romanzo.

Secondo il racconto biblico “eccomi” è quanto rispose Abramo a Dio che gli chiedeva di sacrificare il proprio figlio. Una scelta di titolo evocativa, che caratterizza il tema di fondo di questo romanzo ambizioso e pieno di temi forti : il rapporto tra genitori e figli e la relazione tra la fallacia di una concezione materialista e il mistero di una possibilità trascendente.

Tutto ruota intorno alla famiglia Bloch, un microcosmo di personaggi della classe medio alta, in cui convivono e si scontrano attitudini diverse, dando l’opportunità a Foer di parlare di ebraismo e xenofobia, incomunicabilità e solitudine esistenziale, rapporto tra ebrei americani ed Israele e fede all’interno di un mondo secolarizzato. “Sostengo che per un romanziere, e, in genere per un’artista, ogni tema sia degno d’essere trattato,” – racconta nella sua casa di Brooklin -“ma so bene che ne esistono di imprescindibili e urgenti.”

 

 

Tratto da uno scritto di Antonio Monda

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R A D U L O V I C

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UN  LOOK ECCENTRICO  =  UNO STILE COINVOLGENTE

A Cortona quando il violinista Nemanja Radulovic è entrato carocollante sul palcoscenico, il pubblico tradizionalista è rimasto sorpreso. Si trova, infatti, davanti un personaggio assai pittoresco, sormontato da una folta, zingaresca capigliatura, con ai piedi due stivali paramilitari ferrati, un paio di pantaloni affusolatissimi ed aderenti come calze, una giacca scura di pelle.

Perplesso il pubblico attende l’avvio del concerto – quello di Ciaikovskij in re maggiore, opera 35.

Il brano inizia in maniera imprevedibilmente dimessa, ma subito, sul ritmo insistente dei timpani, l’atmosfera si drammatizza in uno di quei passaggi enfatici che sono tipici dell’autore. E’ la preparazione ingegnosa all’ingresso del solista, che già alla ventitreesima battuta si presenta da dominatore e tale resterà.

Tutto questo per dire che il trentunenne serbo Radulovic è un personaggio piuttosto eccentrico ma che suona con appeal coinvolgente.

Ben lo sanno quelli della Deutsche  Grammophon, che puntano sulla sua serietà di musicista e, dopo un paio d’album già usciti, annunciano l’uscita presto di un disco bachiano che comprende i Concerti Bwv 1041 e 1043, oltre alla celeberrima Ciaccona dalla Seconda partita.

 

 

 

da un testo di Riccardo Lenzi

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