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PREZIOSA  BREVITA’

Fermare il tempo, indugiare su un dettaglio, per poi sintonizzare l’orologio della mente e del cuore su un evento forse accaduto davvero ma forse frutto d’invenzione, anni indietro: Mario Fortunato in “Tutti i nostri errori”. Il libro è una serie di racconti : alcuni pubblicati altri inediti. Messi insieme i testi trovano un filo rosso che li unisce. Si può dire che la letteratura è un miracolo. E a proposito dei miracoli : il racconto breve è probabilmente il genere più difficile per uno scrittore. Ecco con questo libro Fortunato si dimostra un campione del racconto breve.

La sua scrittura è tenera, dove le parole importanti e le frasi che più scavano nel cuore del lettore sono appena sussurrate e levigate come se fossero una poesia, buttate in mezzo alla pagina. L’effetto è, appunto, un’emozione vera.

Come sempre nel libro c’è il racconto preferito dal lettore e la scelta è arbitraria, La nostra opzione va “Auden fra Ischia e Berlino”. In questo racconto Fortunato riesce a mettere in scena una riflessione non banale sul mito della giovinezza. Sul desiderio di non invecchiare. Sul rapporto tra felicità ed i luoghi alla felicità legati.. Sullo scorrere del tempo e sul nostro sogno di non cambiare mai. E suggerisce che invecchiare è un po’mentire.

D’altronde Peter Pan, il bambino eterno, è solo un’invenzione poetica, quindi una menzogna diventata verità letteraria.

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STAR   in   GIAMAICA

Alborosie ha accettato la sfida di fare il soldato del reggae in trasferta, a casa di Bob Marley. Un bianco, italiano, ascoltato, ballato ed applaudito dai padri fondatori di un genere che è come una religione.

Alberto D’Ascola, 39 anni, siciliano è diventato Alborosie. Vivere in Giamaica per lui non è stato un atto dovuto per fare la musica che da ragazzino fischiettava sotto la doccia nella sua casa di Marsala. Con duemila dollari ed un biglietto aereo si è meritato una casa  ed uno studio sulle colline di Kingston.

Ora dopo circa sedici anni da giamaicano adottivo ha deciso di andare oltre. E regalarsi un disco da produttore. Così è nato “The Rockers”.

“ Nel disco volevo caratteri più che ospiti! – racconta – C’è Giuliano Sangiorgi, Elisa e Fedez. C’è Jovanotti, con cui ho rifatto “il mondo”, ma anche i 99 Posse. C’è anche Nina Zilli e Caparezza, che vengono a trovarmi in Giamaica.” Tra le collaborazioni ci sono anche pilastri della scena alternativa nazionale come Africa Unite, Sud Sound System, Booomdabash, Vacca e Apres La Classe.

Un disco nato da e per la Giamaica, dato che parte del ricavato va in beneficenza ad un’associazione locale.

Ed il titolo “The Rockers”? Un omaggio all’Italia, dove siamo tutti un po’ rock, un po’ figli di Vasco Rossi e di una cultura elettrica.

Alborosie torna poi alla sua vera anima. Vive quattro mesi in tour e il resto dell’anno praticamente in pantofole.

I suoi pezzi sono arrivati al numero 1 anche nella patria dei dreadlocks ed è stato headliner al grande festival dell’estate. “Il reggae oggi ha perso l’onda buona e positiva  di Bob Marley e Peter Tosh. – dice – Così il nostro è diventato un genere da collezione, non arriva più alle orecchie ed al cuore della gente.”

Ma la Giamaica resta un Paese devoto al vangelo della musica. Qui ballano tutti, cantano, anche in chiesa e nei funerali.

E se Marley sentisse questa tua musica? “ Qui sono molto patriottici, ma credo che una pacca sulla spalla me la darebbe. Anche se dovrei io a ringraziare lui : il reggae mi ha insegnato come essere una persona migliore. “

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“ P A T R I A “

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La vicenda dell’Eta, il separatismo basco e la lunga scia di sangue che ne è seguita, ha trovato il suo romanzo.

“Patria” di Fernando Aramburu è un libro su quelle vicende, ma è anche un romanzo corale ricco di personaggi e di storie.

Due famiglie in un paese vicino a San Sebastian, amicizie intrecciate tra genitori e figli,sempre insieme. Poi uno dei genitori viene fatto oggetto di ricatto da parte dell’Era. L’altro gruppo familiare simpatizza per l’Eta  ed  il rapporto si rompe. Joxe Mari, il figlio di mezzo del secondo gruppo, entra nel gruppo terroristico dell’Eta e gli viene ordinato di sparare a Txato, il genitore ricattato dell’altro gruppo familiare. Il giovane lo fa.. Bitorri la moglie di Taxto non si darà pace sin che non avrà da Joxe il suo “Mi dispiace”.

Questo è l’asse del racconto; attorno ci sono le vicende dei singoli membri delle due famiglie.

Il romanzo sta tutto in questi personaggi, scandagliati dalla voce narrante, che s’introduce e dà spazio a ciascuno. Il tema è quello della “zona grigia” che avvolge il paese, che assiste senza intervenire alla messa al bando e all’uccisione di Taxto. La ricostruzione di questo clima è penetrante.

Ma la forza del racconto sta nel modo in cui è stato scritto : senza seguire la progressione degli avvenimenti, spostandosi avanti e dietro nel tempo; e poi nello stile : paratattico a tratti , veloce, sommario, ma sempre preciso, elegante, coinvolgente.

In questo “Patria” si rivela uno dei migliori libri usciti quest’anno.

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A simphony of Techno

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Superata l’euforia dei rave e della musica fai da te, i dj che per vent’anni ne sono stati protagonisti, superstar indiscussi della club culture, cercano affermazioni più clamorose nell’universo del pop o nella musica classica e contemporanea.

Il 10 ottobre di questa’anno CARL CRAIG, altro gigante della scena Detroit, è stato protagonista al Festival Romaeuropa della performance Versus Synthesizer Ensemble – A simphony of Techno insieme a Les Siècles Orchestra e Francesco Tristano, il trentacinquenne geniale pianista lussemburghese che spazia con disinvoltura da Bach a Cage ed all’elettronica, a suo agio sui palcoscenici del Sònnar e della Carnegie Hall.

Il progetto Versus nacque nel 2008 e nella sua prima forma fu presentato nella Citè de la Musique di Parigi, accolto da cinque standing ovation.

Questi due musicisti ( Craig e Tristano) sono due musicisti di estrazione diversa determinati ad unire le forze per definire il suono di un secolo – in bilico tra classica contemporanea ed elettronica -  che stenta a ritrovare l’esuberanza del Novecento ma è anche attento a schivare la ridondanza del già detto che condannò Cage al silenzio.

“ La house e la techno -dice Carl Craig- hanno operato una rivoluzione irreversibile, ma essere un dj non è certo la corsia preferenziale per arrivare in classifica.”

Tenuta alla larga dal pop e guardata di traverso dall’accademia, la techno è riuscita ad infiltrarsi nell’una e nell’altra, creando opere sorprendenti. Più, però, ci si allontana dal mainstream e più si fa fatica ad essere riconosciuti, è successo a  musicisti che Craig considera esempi fulgidi, come Sun Ra.

Le aspirazioni artistiche di Craig hanno preso definitivamente forma nell’incontro e nello scambio con Tristano, un musicista dalla formazione classica con un occhio puntato verso il futuro. “Lui va avanti – dice Tristano – realizza il tuo sogno- E io che non mi sono mai sentito un concertista classico nel senso tradizionale del termine, ho seguito il consiglio. Mi mancava qualcosa per trovare la mia strada e quel qualcosa me l’ha dato Carl Craig e l’elettronica:”

 

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Un fenomeno pop

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La carta d’identità dice ancora studente. Ma in meno di due mesi Riccardo Marcuzzo, classe 1992, è diventato RIKI, popstar con il disco più venduto del primo semestre del 2017, con oltre 100 mila copie.

Riki è uscito da Amici e la popolarità ottenuta dal talent ha attirato migliaia di fan alle presentazioni del suo album PERDO LE PAROLE, vuotando gli scaffali del suo cd.

Adesso comincia la parte più difficile. Convincere il pubblico che non è solo un faccino per teen ma che la sua musica può funzionare anche nello streaming e dal vivo. “Il faccino conta, il nostro aspetto è un biglietto da visita. Ma poi dobbiamo dimostrare di valere quello che il biglietto lasciava immaginare.” racconta.

Nato e cresciuto nell’hinterland nord-est di Milano, famiglia bene, Riccardo ha iniziato presto a sognare con la musica. A sette anni scriveva già le prime canzoni. Scopre Battisti grazie ad una raccolta e ad un lettore cd portatile che mamma gli regalò per la prima comunione. Più avanti ha scoperto i cantautori contemporanei prima Jovanotti e poi Cremonini e Ferro.

Una laurea triennale a pieni voti in Design del prodotto allo Ied, una menzione al Compasso d’oro targa giovani per una lampada e per ultimo uno studio che funzionava. Una carriera (quasi) sicura mollata per l’incerto mondo della musica.

Ha iniziato a frequentare gli studi del Massive Arts di Milano, dove ha conosciuto Riccardo Scirè che da allora è il suo produttore. E quindi è diventato Riki.

Le canzoni dell’album “Perdo le parole” sono un pop leggero e solare con testi che raccontano piccoli momenti, sensazioni, immagini. Milano è spesso sullo sfondo, ambientazione ed ispirazione. I locali, le modelle … nel brano che dà il titolo all’album, uno scorcio come Piazza della Scala.

Riki è senza passato digitale. I suoi profili sociali sono nati l’anno scorso. “Quando proponevo i miei provini ai discografici mi dicevano che non gli interessavano perché per fare musica ci vuole il follone. E così ho aperto Instagram e poi gli altri social.”

POLAROID e DIVERSO ( due canzoni dell’album) parlano del confronto fra la vita reale e il mondo virtuale.“Diverso – dice.- è nata in metro. Non vorrei, però che fosse preso come un pezzo di denuncia sociale, è semplicemente il racconto di un mondo che cambia visto con gli occhi di un ragazzo.” Ecco un ragazzo!

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